Varazze è .....

Varago, Varagine o Ad Navalia
Borgo e Borghetto.
Terzo secolo e forse ancora prima; questa è l’epoca a cui gli storici farebbero risalire la rappresentazione cartografica, meglio nota come "Tabula Peuntigeriana" , di quella che oggi e la città di Varazze indicata con il toponimo “ad Navalia”.
La sua storia non può che essere quindi plurisecolare e sono ancora ben distinguibili i resti delle cinta murarie fortificate, la chiesa bethlemita (vecchio S.Ambrogio), lo storico campanile e le torri che chiudevano i perimetri delle mura di cinta con tanto di percorso di guardia superiore. In questa antichissima cartografia. ante litteram. non vengono rappresentati i luoghi tanto nei loro aspetti geografici, ma vengo letteralmente elencati con tanto di distanze in miglia molto similmente a quello che oggi succede quando da Google, o da qualche altro sofisticato programma che si trova in rete, ti crei un itinerario stradale per arrivare da un luogo ad un latro del mondo intero.
Potrebbe, a detta di molti storici, essere un concetto e una modalità rappresentativa derivante da quella tradizione marinaresca e cantieristica che sino a qualche anno fa era un fiore all’occhiello di quella che i Savoia vollero riconoscere come “la CITTA’” di Varazze famosa per la sua bellezza ma prima per la bravura dei suoi maestri d’ascia e calafati.
Ora della cantieristica varazzina è rimasta purtroppo solo la storia ed il Museo del Mare con i suoi modellini in esposizione.
Con Carlo Magno (marca di Liguria) il nome latino ecco che viene cambiato e viene sostituito dai toponimi: Varago, Varazzene e, finalmente, Varagine. Resta però invariata la vocazione marittima del borgo anzi, molti storici sostengono che questo nuovo nome potrebbe risalire al termine “ Vara” che potrebbe indicare gli enormi scali con le strutture in legno necessarie per la costruzione e per il varo delle navi.
Gli antesignani dell’urbanistica moderna, secondo tipologie dell’epoca romana, costruirono, su quello che poi diventerà ideale citta della fortificata (Oppidum), sulla collina detta di tasca, la chiesa dedicata a Sant'Ambrogio. Perché Sant’Ambrogio?
Non è chiaro il vero motivo ma i più ritengono che possa risalire dalla presenza in antico (pare nel 569 d.C.) migrare di profughi milanesi, anch’essi antesignani di quella che poi divenne un’ambita meta per le vacanze estive dei brianzoli, che al seguito del vescovo Onorato, erano in fuga dalle barbarie ed eresie longobarde. A memoria di questi fatti , probabilmente nel X secolo, venne costruito l’edificio sacro. Oggi revisionato nella sagoma originaria con un intervento che risale, presumibilmente, intorno al XII secolo caratterizzato linee romaniche chiare e ben definite.
Matteo Vinzoni, cartografo della fine del settecento, riporta, nei suoi elaborati, la presenza esclusiva di terreni dedicati probabilmente alla coltivazione e indica quelle che erano perfettamente integre mura che circondavano il Borgo e successivamente il Borghetto (un insediamento militare posto ponente riconducibile, oggi, al tracciato di via Coda dove si può ammirare tutt’oggi la porta storica ad arco.
Vi è inoltre una chiarissima indicazione di quella primissima chiesa altomedievale di Sant’Ambrogio, di cui si scorge il profilo romanico puro ma volutamente accorpato alla più imponente cinta muraria che lo ha fagocitato del tutto; anche qui gli storici ritengono che la facciata della chiesa antica venne volutamente inglobata nella muratura fortifica quasi a sfidare chiunque avesse osato violare la cinta muraria perché, così facendo, avrebbe violato u luogo sacro.
Certo è che sarebbe interessantissimo, specie nel cuore del Borghetto, poter realizzare un percorso interno alle mura dedicato a chi volesse affacciarsi all’interno di quell’ambito costituito dalle bruttezze di ex cinema all’aperto dove, molti anni fa, venivano alloggiato tentativi di mini luna park e dove ora, qualche fortunato cittadini parcheggia la sua berlina tirata a lucido ma al sicuro dagli attacchi dei saraceni del terzo millennio.
Ora però sta nascendo il Borgo del porto più o meno nella zona denominata Tanon (dal genovese grande tana). Si tratta di un piccolo appezzamento di terreno dove era stata costruita una piccola casetta che aveva ospitato, per anni, le suole del campo Santo. Poco più di piano e un altro quasi sotterrato. Non vi è traccia di antropizzazione di quella zona persino risalendo all’età del ferro ma se lo hanno chiamato così una ragione certo ci deve essere. Al posto della palazzina e del Tanon, simile al berretto di Napoleone della scogliera di Bonifacio, ora c’è il bellissimo porto turistico, una ex galleria della ferrovia del 1780, il cimitero, una vasca della fognatura, la Croce Rossa, un elissoide per smistare il traffico, un mini market e basta. Questo è il Borgo del porto. La trasformazione più evidente è certamente quella della casetta che è cresciuta a dismisura; moderna quanto basta, con piscina, vetrate e affaccio sconsigliato nelle ore notturne data la presenza delle lampade votive che un po’ inquietano davvero. Speriamo che ora non scoprano anche la grotta del Bue Marino che, scappando da Cala Gonone, si era rifugiato proprio nel Tanon e non è più uscito.

19 aprile 2016

Che L’Inse

Varazze Malesia Giovanni Gaggino Comandante
Varazze Malesia Giovanni Gaggino Comandante
Varazze Malesia Giovanni Gaggino Comandante
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